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Jul. 1st, 2009

Love Pride


"When will she come home?"
"I don't know... It's the third time that you ask me that and I answer you: I don't know!"
"Because it's strange..."
"It's not strange! I don't know it... She's working... I don't know... And it's not strange, it's just our way..."

Nat, Diego e la Hanny mi guardano. Siamo al bar della stazione di Padova, di ritorno dal gay pride di Genova, io e la Hanny costrette a parlare in inglese anche se non siamo capaci, per permettere a Nat di seguire i discorsi che facciamo. Per questo, le mie parole di quel giorno le ricordo così: un flusso continuo di pensieri sgrammaticati in una lingua che non è la mia...

"It's not strange, I'm tired of people who say we are strange! She likes to feel free and I want to make her happy, so where's the problem?! I don't need to know where is she or what she's doing every minute of her life! I like to talk with her about it when we meet... I don't need to control her, and I know she's so scared about controlling people... She doesn't like to be controlled, and I'm okay about it... We are so different but we love each other and we're trying to respect each other... I never thought my way was righter than her way just becouse most of people and couples do things in my way, and I'm so tired of people who think my story it's wrong or "strange" because of it... She gave to me all I asked her for more than a year, she changed herself because I needed it, so I want to make the same for her now... And I trust her... I really trust her... even if she's not faithfull... I don't care about it... she earned the right to be herself, she earned the right to have sex with other people if she wants, she asked me if she could do it, and I said "yes"... becouse I don't care about it anymore... I know she's deeply in love with me, and I'm not afraid of others anymore... she managed to feel me sure about our relationship... I feel it so strong... I feel now that anybody can change what she feels for me... and what I feel for her... I feel beloved, I feel fine with her... becouse she's not faithfull but she's loyal... There isn't anybody in my life who is as loyal as her with me... and this is so important for me... I knew faithfull people who hurt me more than she could never do... I'm a faithfull person, and I trust me less than I trust her...  I love her just the way she is and I don't wanna close her in a cage just to feel myself sure... she wouldn't be happy, she wouldn't be herself... I don't wanna love an idea, I wanna love her! So stop saying it's strange, becouse it's not strange, it's just love!!" 

May. 5th, 2009

I have dreamed a dream


Susan Boyle, una casalinga di 47 anni, ha sorpreso la giuria del programma televisivo inglese "Britains got talent" (la versione inglese di X-Factor) con la sua voce sorprendente. 
Quando Susan si presenta sul palco, col suo aspetto dimesso, bruttina, trasandata e già in là con gli anni, pubblico e giuria se la ridono, aspettandosi una performance ridicola. Ma non appena la donna inizia a cantare i giudici sgranano gli occhi e scatta l'applauso: Susan ha una voce bellissima e canta in modo meraviglioso.
Ogni volta che guardo il video della sua audizione mi commuovo.
Forse perché la sua esibizione e il testo della canzone mi danno i brividi.
Forse perché amo l'idea di una favola che ottiene il suo lieto fine anche quando sembrava ormai troppo tardi.
Forse perché amo l'idea che per una volta la protagonista del sogno non sia una principessina giovane e carina che aspettava solo di essere scoperta, ma una donna che ormai non ci sperava più.
Forse perché mi piace il fatto che, in un mondo cinico come il nostro, a volte ciò che le persone sono possa ancora trionfare su ciò che sembrano...

 http://www.youtube.com/watch?v=9lp0IWv8QZY

Apr. 24th, 2009

(no subject)

Mal di gola.
Tosse.
Febbriciattola...




TEMPO DI MERDA!!!!

Apr. 7th, 2009

due parole


E lo sapevo che non dovevo fidarmi, del bello e del tranquillo, della tua testa bionda che mi si addormentava addosso, di quando sembravi cercare e volere solo me, lo sapevo che era solo una tregua in una storia in cui sentirò sempre troppa distanza. E il punto non sono gli impegni e neppure il tempo, se c'è o non c'è, il punto è lo stile, perché si può essere assenti in tanti modi (ce lo diciamo sempre) e non so se non hai capito o se proprio non ti viene naturale, ma quando non ci si può vedere o stare vicini, servono molte più parole...
Probabilmente sono io che non ho capito, che continuo a fare la bambina e a volere da te cose che non puoi darmi, ma non puoi togliermi tutto e sperare che io viva d'aria... Lo sai come sono... E allora parlami, e allora dimmele ogni tanto quelle parole, rispondimi o cercami senza motivo, perché il problema non sono gli impegni e neppure il tempo, come credi, il problema non è il non riuscire a vedersi, il problema è che questo sembra essere sempre un problema solo per me.
Parlami, menti se necessario, non è possibile che tu non sia capace... Dimmi che ti manco, dimmi che mi pensi, dimmi che ti dispiace non poterci vedere... E non perché pensi che io mi possa arrabbiare ma perché anche tu vorresti vedermi e invece non si può.
Puoi dirmi una bugia, non importa, ma impara. Se vuoi stare lontana impara a parlarmi, impara a cercarmi e a sentire che ti manco. Perché se non lo fai arriverà il momento in cui smetterò di restare a casa ad aspettarti. E allora succederà come il giorno in cui mi hai chiamata convinta che ti avessi aspettato e invece io ero già sul treno perché tu non mi avevi risposto. Succederà che ti arrabbierai da morire ma solo perché ti renderai conto che avevi dato per scontato qualcosa che volevi. E che hai perso.
Puoi stare lontana, se vuoi, possiamo non vederci, se vuoi, ma devi darmi qualcosa di solido in cambio, allora. Devi perdere due minuti a rispondermi se ti cerco, e cercarmi tu ma non perché hai bisogno. Cercarmi perché hai voglia di stare con me. Non perché sei arrabbiata con qualcun altro o perché il resto del mondo al momento ti ha delusa ma perché hai voglia di stare con me.
Non è possibile che tu non sia capace.
Sono solo due parole, infilale ogni tanto in una frase. Non importa se non è vero, non importa se non ci credi del tutto, ho bisogno di sentirmele dire.

"Mi manchi."

"Ti amo".

Mar. 24th, 2009

crisi familiare


Mio padre mi ha detto di aver rifiutato il cambio di lavoro che gli era stato proposto. Aveva esaminato l'offerta perché forse la sua azienda sta fallendo a causa della crisi, era già tutto deciso, aspettavamo solo la conferma ufficiale da parte loro, tra l'altro più volte sollecitata da lui stesso. E stasera così di punto in bianco: "Ah sai la lettera mi è arrivata ma io ho rifiutato".
Io casco dalle nuvole: "Cosa? E perché?"
"Eh Firenze... avanti e indietro... non era cosa..."
Quando ho riattaccato mi sono resa conto di essere su tutte le furie. Ma porca di una miseria, hai passato tutta la vita a catastrofizzare per ogni minima cosa e a starmi col fiato sul collo per tutto, in preda a un'ansia e ad una paranoia croniche, e per una maledetta volta che ci sono seri motivi per levare le tende e mettersi in salvo tu cosa fai? Lasci perdere. Perché fare avanti e indietro Firenze-Bologna tutti i giorni non va. Perché non vuoi andare a vivere là durante la settimana. Perché hai paura a dormire da solo. Perché, alla tenera età di 58 anni, sei ancora un dannatissimo bambino!!
Io non voglio più fare la mamma in quella famiglia. Continuo a pensare che non è normale perché non sono ancora così vecchi da dover essere accuditi. Non sono malati e tutto fa pensare che siano ancora in grado d'intendere, di volere e di badare a se stessi. Invece no. Invece da quando me ne sono andata sembra che non sappiano fare manco 2 + 2. Sembra che abbiano sempre strane malattie e che stiano per morire da un momento all'altro, ed io non ci capisco più niente.
Tra uno che preferisce rischiare di restare senza lavoro piuttosto che cambiarlo, nel bel mezzo di una crisi che potrebbe durare anni e durante i quali io a riuscire a lavorare potrei non arrivarci mai (e quindi restare a carico), ed una che dice di non avere soldi per fare la fisioterapia e poi vuole rinnovare il bagno e cambiare la macchina, io sto letteralmente impazzendo. Ma cazzo i genitori dovreste essere voi o sbaglio??
Sto passando per la figlia ingrata solo perché ho deciso di crescere, di lasciare l'Isola di Peter Pan e la barca che affonda. Solo perché a 22 anni me ne sono andata di casa e a volte non torno durante i weekend. E al telefono sento ogni sera discorsi sempre più surreali. La logica in quella casa è andata letteralmente a puttane ed io non so cosa fare. Non voglio tornare a casa, non è giusto. Ho diritto alla mia vita, voglio bene alla mia famiglia ma il genitore non sono io. Quando saranno vecchi mi occuperò di loro meglio che posso ma ora no, per favore... Io non scelto di fare dei figli, non voglio avere dei figli alla mia età, e di sicuro non voglio averne della LORO età. Ho bisogno dei miei genitori. Sto diventando adulta ed ho bisogno di avere accanto due persone adulte. Non voglio fare la mamma. 
Per favore qualcuno restituisca la razionalità ai miei genitori...

Feb. 13th, 2009

Valentine's Day

"So where'd you go?
How was your vacation home?
Well obviously you were busy, too busy for me
So this is how you leave me?
I'm broken hearted on the floor,
My tears seep through the crack under my door
Where I am locked in, shut down,
I'm so tired of picking myself up off the ground.

So Happy Valentine's Day
I hope the sun's out in New York
I hope he bought you roses
I hope he bought you roses
So Happy Valentine's Day
I hope the sun's out in New York
I hope he bought you roses
I hope he bought you roses..."
 
- Alkaline Trio, "Enjoy your day" -


Io adoro questa canzone e perciò la posto, anche se non c'entra niente con me in questo momento. Ma al liceo nel periodo di febbraio l'ascoltavo sempre, perciò... ecco qua l'ennesimo omaggio ad una delle me stesse passate...

 

Feb. 8th, 2009

incantevole


"Se leggera ti farai
io sarò vento
per darti il mio sostegno
senza fingere 
se distanza ti farai
io sarò asfalto
impronta sui tuoi passi
senza stringere mai.
Se battaglia ti farai
io starò al fianco
per darti il mio sorriso
senza fingere
se dolore ti farai
io starò attento
a ricucire i tagli
senza stringere mai.

FUORI È UN GIORNO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO
RESTI CON ME
FUORI È UN MONDO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO
RESTI CON ME.

Se innocenza ti farai
io sarò fango
che tenta la tua pelle
senza bruciare.
Se destino ti farai
io sarò pronto
per tutto ciò che è stato
a non rimpiangere mai.

FUORI È UN GIORNO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE, COME QUANDO
RESTI CON ME
FUORI È UN MONDO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE, COME QUANDO
RESTI CON ME.


Fuori è un giorno… fragile
fuori è un mondo… fragile.
Fuori è un giorno… fragile
fuori è un mondo… fragile.

FUORI È UN GIORNO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE, COME QUANDO
RESTI CON ME
FUORI È UN MONDO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE, COME QUANDO
RESTI CON ME.
FUORI È UN GIORNO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE, COME QUANDO
RESTI CON ME


Fuori è un giorno…fragile
Fuori è un mondo… fragile
Fuori è un giorno…fragile
Fuori è un mondo… fragile."

nuvole rapide

Giornata di ricordi, ogni tanto capita... Forse la colpa è un po' della cena di classe di ieri sera, o forse solo della mail che ho scritto a notte inoltrata... Mi restano in testa i Subsonica, gioco con Movie Maker ma i video non riescono, così lascio perdere.
Sulle note di "Nuvole rapide" e "Incantevole" mi mancano un po' le parole e l'ispirazione.
Non so perché mi sento sempre così strana in mezzo alla gente. Ieri sera guardandoli pensavo a tutto il tempo che è passato e a tutte le cose che sono cambiate. Ho scoperto con sorpresa che quando parlo, ora, le mie mani si appoggiano agli altri. Sarà l'influenza dell'ambiente gay, ma tocco i ragazzi sulle braccia quando chiacchiero con loro, e questo per me è strano. Ho passato cinque anni spaventata dal contatto fisico, mi ci è voluto un anno di frequentazione di ragazzi omosessuali per accorciare le distanze. E far sparire l'attrazione.
E' stato strano. L'ultima volta avevo notato solo quanto fossi cambiata io. Ieri sera, invece, mi sono sorpresa a notare i cambiamenti degli altri. Ma (e questa è la cosa più strana) non di quelli che non vedevo da secoli quanto piuttosto delle uniche persone che ancora vedo e sento abbastanza spesso.
Della mia Ter, che come sempre non ha finito la sua pizza, della mia piccola Fedra di ritorno dalle sue prime settimane a Milano, e della mia dolce Hannika con la sua adolescenza a scoppio ritardato. Non so perché mi sono sembrate tutte e tre così lontane, ieri... Un po' come se mi avessero lasciato indietro e non mi capissero più.
Credo che sia normale... Sono andata via, vivo in un'altra città e non usciamo più insieme così spesso... Prima o poi doveva accadere che le strade cominciassero a divergere impercettibilmente fino ad allontanarsi.
E' normale, ma oggi è giorno di ricordi.
Non sono pentita di nulla, ma stasera mi chiedo lo stesso cosa sarebbe cambiato se due anni fa non me ne fossi andata...

"Se fosse facile fare così
poterti dire già quello che so
farebbe freddo in un attimo che
passerà...
Su tutto ciò che ora parla di noi
rabbia, illusioni, speranze che so
frantumazioni di un attimo che
passerà..."

Feb. 5th, 2009

e scusate se tutto questo non è scientifico

Uno dei motivi per cui odio gli psicoanalisti è che secondo il loro orientamento teorico è il terapeuta che possiede tutto il sapere, mentre il paziente è quello da curare. Io, da brava studentessa di psicologia, metto sempre in guardia tutti dagli psicologi convinti di non poter imparare nulla dai loro pazienti.
Salvini dice che il paziente è l'unico vero esperto di se stesso, e che per questo motivo un bravo psicologo non dovrebbe mai arrogarsi il diritto di pensare di saperne più di lui. Io sono perfettamente d'accordo. 

I bravi psicologi formulano ipotesi, non teorie. I bravi psicologi mettono il benessere di chi gli sta di fronte prima della loro fede nel metodo. I bravi psicologi ascoltano e si ascoltano. E fanno domande, tante domande, tutte quelle che ritengono necessarie, perché sono curiosi e vogliono conoscere tutto dell'altra persona, del modo in cui pensa e di cosa prova. Può essere snervante per chi gli sta attorno, lo so, ma se sei nato con questa passione non puoi farne a meno. I bravi psicologi non danno mai nulla per scontato, per loro non esiste niente di "futile" in ciò che l'altra persona è o pensa. Il loro obiettivo è uno solo, sempre: fare di tutto per migliorare la qualità della vita della persona che gli sta davanti. Parole come "malattia" e "guarigione" devono essere usate il meno possibile, anche perché in realtà non servono molto. Le etichette sono utili fino a un certo punto, tanto le persone sono comunque tutte diverse, e devi stare attento a non mettere mai i libri di testo davanti ai dati di fatto. Il tanto criticato senso comune a volte è semplicemente buon senso, e un bravo psicologo dovrebbe sempre averne con sé una bella scorta.
I bravi psicologi, inoltre, s'interrogano di continuo, sono sempre alla ricerca dei "perché" che guidano le persone, le smontano con la stessa passione dei bambini che vogliono vedere come sono fatti dentro i loro giocattoli, e con la stessa semplicità. Osservano senza la pretesa che tutto quadri alla perfezione, senza arrivare a formulare teorie assurde pur di farsi tornare i conti.

Io da piccola aprivo le videocassette. Le smontavo e rimontavo di continuo, osservavo i meccanismi, il nastro, le rotelle... E puntualmente non capivo, e quando le rimettevo assieme poi non funzionavano più.
Mio nonno mi ha insegnato a guardare dentro le cose, e quando sono cresciuta, ho deciso di voler guardare dentro le persone. Ancora non sono diventata una brava psicologa perché ho ancora un sacco di cose da imparare, ma so per certo cosa non voglio mai smettere di fare.
Credo di essere fortunata perché so rendermi conto di quali sono le persone che mi insegnano qualcosa, a prescindere dalla carica che ricoprono. Stasera mentre tornavo a casa mi sono resa conto che per la prima volta dopo tantissimo tempo mi sentivo di nuovo come quando rientravo dopo il tirocinio in ospedale due anni fa. Mi mancava da morire quella sensazione, ritrovarla è stato bellissimo.
Le mie tutor all'epoca mi hanno insegnato tantissimo, ma questo tirocinio mi fa sentire esattamente nello stesso modo, anche se non sarà la persona che mi firmerà le carte quella dalla quale avrò imparato qualcosa d'importante.
Ci sono quattro piccoli "mostri" in questa casa-famiglia che mi dicono qualcosa di nuovo ogni giorno. Qualcosa che mi fa riflettere tanto su me stessa, sul mio carattere, sulla mia vita, su chi sono e cosa voglio diventare. Sono persone bellissime, e so che me le porterò dietro per sempre, proprio come le mie tutor. Avranno il posto speciale che io riservo alle persone che nella mia vita mi hanno insegnato qualcosa di fondamentale per me.
Non trovo nulla di bello né di utile nelle ore di formazione, nelle riunioni e negli interminabili resoconti in forma di dialogo, mi dispiace. In compenso, imparo più cose su me stessa, sugli altri e sul mondo in un'ora passata a preparare una torta con E. e V.

Dopo 2 settimane di tirocinio supervisionata dalle ragazze della casa-famiglia, ecco qua le cose che mi sono riproposta d'imparare a fare:
1) "Non farti sfruttare" - Y. -
2) "Non essere paraculo" - V. -
3) "Se qualcuno ti sta sulle palle, mandalo affanculo" - D. -
4) "Saluta i bambini!" - E. -  (perché, cari operatori, l'ironia sarà anche una grande strategia, ma è la risata la cosa che ti fa stare bene)

Studiare le persone può toglierti la cosa più importante: la spontaneità. L'ho persa anch'io, chissà come, chissà quando, e non me lo perdono. 
Stasera mentre facevo l'idiota in cortile per far ridere i bambini alla finestra mi sono resa conto che il mio lavoro dovrebbe essere esattamente così: E. piegata in due dal ridere e i bambini impazziti di gioia che ballano davanti al vetro...
E scusate se tutto questo non è scientifico.

Feb. 1st, 2009

la divisa

Sono contenta d'aver trovato una piccola compagna di giochi. Mi costringe a correre su e giù per un parco in pieno inverno, ad inseguire un pallone senza curarsi del fatto che non ho più né il corpo né l'età per farlo come lei, è una piccola dittatrice, ma mi ricorda un passato in cui sempre più spesso ultimamente finisco per inciampare. Forse mi manca quell'adolescenza mai vissuta fino in fondo, sacrificata per un'infanzia che s'è mangiata tutto il resto, forse rivedo nei suoi i miei 13 anni, nonostante sia così diversa da come fossi io allora.
Mi manca qualcosa che non ha nulla a che fare con lo sport ma solo con la divisa gialla e verde della mia squadra di allora. Qualcosa che ha a che fare con l'odore dello spogliatoio, l'eco delle nostre voci nei corridoi e lo stridore delle suole di gomma sul pavimento. L'allenatrice che gridava nello stesso identico modo in cui faceva la mia piccola compagna ieri, quando mi sono resa conto di quanto tempo è passato dall'ultima volta che ho avuto un dito insaccato e i lividi sulle braccia ad indicare che ho preso la palla in un punto in cui non dovevo.
Ho nostalgia di quei 13 anni tutti sbagliati.
In questi giorni mi chiedo spesso chi sono e cosa voglio diventare. E' come se mi rendessi conto per la prima volta che la mia vita è ancora da scrivere, e che devo essere io a farlo. Non mi sono mai presa la responsabilità di me stessa prima d'ora, e questa cosa un po' mi spaventa. Vorrei ancora una divisa per ricordarmi senz'ombra di dubbio qual è il mio obiettivo e a quale gruppo appartengo, ma gli anni non sono più 13 (qualcuno stasera mi ha impietosamente ricordato che ne avrò 24 fra poco), perciò è ora che scelga da sola qual è il mio obiettivo e chi voglio diventare, anche senza mimetizzarmi in un gruppo che in campo vestiva tutto dello stesso colore ma nel quale comunque non mi sono mai sentita bene. 
Non so perché ho sempre pensato che essere normali fosse un vanto. Le divise mi hanno sempre dato sicurezza ma, penso ora, non posso passare tutta la vita con indosso una maglietta gialla e verde, ad inseguire un pallone per dimenticare chi sono. 
Non posso passare tutta la vita nascosta in quei 13 anni tutti sbagliati.
Perché la verità è che non me la sono mai tolta, quella maglietta, non me ne sono mai andata. Sto ancora rannicchiata nel gruppo, ancora aspetto di diventare qualcuno, di capire qual è il mio posto.
Come si fa a crescere senza tradirsi?

Jan. 25th, 2009

fase anale


Qualcuno direbbe che il problema di noi gggiovani d'oggi è che ci hanno cresciuti tutti a pane e zucchero. Qualcuno direbbe che alla mia età mia madre era già sposata da un anno e già lavorava in nero a Napoli per sbarcare il lunario assieme a mio padre, ed entrambi vivevano nella casa di mia nonna al quarto piano di un palazzo scalcinato. Sarà, ma ciò non toglie che a me oggi, quando ho guardato i soldi rimasti sul conto corrente,  è preso un colpo. Mi sono improvvisamente resa conto che tra terapia, affitto e spese varie, se continuo così non arrivo nemmeno al mese di giugno. E calcolando che non ho idea di quando potrò ricominciare a lavorare visto che ora ho il tirocinio e più avanti avrei in mente di laurearmi, non ci ho messo molto a rendermi conto che sono nella merda. E non quella della fase anale di cui parla il libro sulla nevrosi ossessiva del mio professore di psichiatria, io (che ancora non sono in condizioni di poter fare soldi con un libro che descrive la relazione tra la diarrea e la schizofrenia) sono nella merda vera. 
Ora, può anche darsi che, come sostiene sempre lo stesso professore, i miei attuali traumi e sintomi siano dovuti al fatto che quando avevo tre anni mia madre non mi ha insegnato a dire: "bye bye cacca" prima di tirare lo sciacquone, ma ho la vaga idea che se non trovo al più presto una soluzione non miglioreranno. Perché nonostante Freud sostenesse l'equivalenza tra feci e denaro, dubito che il mio padrone di casa accetterebbe escrementi come saldo per l'affitto, a meno che forse non si trattasse della "Merda d'artista" di Piero Manzoni.
Non so cosa fare, ma una cosa è certa: non posso andare avanti così, ho troppe spese e non posso assolutamente permettermelo. I miei mi hanno già detto che di darmi più soldi non se ne parla perché più di così non riescono, e in effetti mi rendo conto che se voglio continuare a stare fuori di casa devo assolutamente iniziare a lavorare. Non che pensassi di stare a casa a girarmi i pollici, solo speravo di riuscire ad arrivare almeno fino alla laurea. Invece ci si sono messe le spese mediche, i weekend di lavoro saltati e le spese settimanali che non so come sono aumentate, e i conti che avevo fatto sono andati a farsi benedire. 
Non voglio lasciare la terapia... Non posso lasciare la terapia, ma non riesco più a pagare tutto. Qui serve una soluzione...   
  

Jan. 22nd, 2009

myself


Esiste una me stessa da qualche parte, lo so. Una che riunisce insieme tutti i volti che ho avuto da che sono nata, una che è allo stesso tempo la bambina prepotente e l'adolescente che arrossisce, una che racchiude in sé i 3, i 13 e i 23 anni senza contraddizione, una che non è costretta a rincorrere il buio per trovarsi quando si perde o quando si manca. Una che non dovrà più rialzarsi perché non sarà più caduta. Una che non dovrà più lottare per restare con la testa fuori dall'acqua, una che non dovrà più mantenere il segreto perché non avrà più segreti.
Esiste una me stessa da qualche parte, e so che non è quella che sono ora né quella che adesso sto cercando di essere. Quella me stessa non raccoglie la pelle morta delle mie identità passate, quando si guarda indietro si riconosce, non ha una paura così maledetta di fare errori, non ha un bisogno così maledetto di essere brava. Di salvare e di essere salvata. Di proteggere e di essere protetta. Di sentirsi bella. Di sentirsi buona. Di sentirsi utile. Di sentirsi. Di sentire.
Di disegnare alberi sulle sue mani e sentirli bruciare forte. Di tenere le forbici sotto al cuscino per potersi addormentare. Di ricominciare a lottare con i pacchi di biscotti e le dita che cercano la gola.
Esiste una me stessa che sa quello che vuole e che sa dire no quando non vuole. Che sa arrabbiarsi e che sa odiare senza stancarsi delle liti prima ancora d'iniziare. Esiste una me stessa che dice quello che pensa e non quello che pensa che l'altra persona voglia sentirsi dire. Esiste una me stessa che sa ancora quello che pensa.
Esiste una me stessa, ancora. Spero, ed ha i volti di tutte quelle me stesse delle fotografie, ed è il risultato di tutti gli eventi della mia vita pur non essendone la somma esatta.
E non va in pezzi per aver preso un bel voto, e non combatte contro desideri così pieni di dolore e ferite, e fa la sua vita, una bella vita, una vita fortunata, senza lamentarsi.
Esiste una me stessa che non è costretta a bruciare e poi risorgere dalle proprie ceneri un numero infinito di volte nella propria vita.
Esiste una me stessa che sa essere se stessa e dire: io sono così e se non ti vado bene fanculo.
Esiste una me stessa che sa essere se stessa anche a costo di restare da sola o fare del male.
Esiste una me stessa che può essere se stessa senza dover restare da sola o fare del male.
Che non è costretta a scegliere tra ingoiare o sputare vetro. Tra vomitare o ferire. Tra ferire o ferirsi.
Esiste una me stessa che non è nè buona nè cattiva, che non viene nè accusata nè difesa, che non deve accusare nè accusarsi, nè difendere nè difendersi, né perdonare né essere perdonata. Perché la colpa non è più un problema per nessuno. 
La vita non è una gara, il mondo non è un tribunale, lasciatemi essere solo quello che sono, se ancora ne sono capace. 

out of control

Take me away
A million miles away from here
Take me away
Find a place for you and me
You're taking me higher
High as I could be
Take me away
Forever you and me
Take me away...

 http://it.youtube.com/watch?v=xpeaiDTZjok


Non so cosa fare. Non voglio più ritrovarmi a cadere, non voglio più vedere ginocchia sbucciate... Nel posto in cui sono c'è molto silenzio. Per la prima volta mi accorgo di quant'è piccola la mia stanza e di quanto piccola e sola sono io rannicchiata su questo letto. Domani ho un esame ma non voglio studiare. Sto cercando il modo di scappare, ma per quanti sforzi faccia, tutto resta perfetto ed io vado avanti comunque. E' come tentare disperatamente di impedire a un treno di partire tirandolo con le mani. La mia vita non mi dà retta.
Sono stanca di questi sogni così strani, stanca di questa maledetta ansia senza nome, stanca della paura degli attacchi di panico, stanca della lotta contro le ricadute, stanca della paura di cosa succederà se crollo di nuovo al momento sbagliato, stanca del senso di colpa, stanca di questo finto equilibrio, stanca di dover stare sempre attenta a non sbagliare, stanca di sbagliare... Sono stanca di sbagliare.
Vorrei poter essere perdonata anch'io se non sono abbastanza forte. Vorrei che non succedesse nulla di male se non sono abbastanza forte. Non voglio ammalarmi di nuovo ma sono così stanca...

Vorrei che mi portassi via. Che mi portassi un milione di chilometri lontana da qui. Vorrei che trovassi un posto per noi due. Un posto in cui essere solo tu ed io. Ho la sensazione di essere spinta più di quanto possa sopportare. Per favore portami via. Voglio che restiamo per sempre noi due. 
Portami via...  

Jan. 19th, 2009

la malaeducaciòn


Non avevo idea di cosa volesse dire vivere in una casa-famiglia per adolescenti. Non ce l'ho neanche adesso, in realtà, o almeno non del tutto. Io che mi lamento sempre tanto dell'adolescenza che ho avuto, ora passo i pomeriggi in un posto in cui non smetto mai di sentirmi in colpa per una vita troppo fortunata.
Non so se riuscirò ad arrivare in fondo a questo tirocinio. Proprio non me la sento d'imporre regole e limiti a quelle ragazze che, sono sicura, ne hanno bisogno per il loro bene.
Proprio non ci riesco a dire ad E. di smetterla di giocare a pallavolo in casa, perché io stessa passo il tempo ad immaginare i mille modi per buttare giù a pallonate quei muri troppo stretti.
Proprio non ci riesco a stare addosso ad Y. affinché porti a termine tutte le mille cure che la sua salute richiede quotidianamente, anche se so che se non si cura potrebbe morire, perché proprio non riesco a pensare a quanto stanca devi essere dopo 16 anni (che per lei sono tutta la vita) passati a curare incessantemente un corpo troppo fragile.
Non riesco a trovare la voglia di parlare con V., che ancora non mi rivolge la parola, perché mi chiedo come mi sentirei a vivere la mia adolescenza in un posto in cui mi è vietato restare da sola e in cui transitano di continuo operatori, psicologi, assistenti sociali e tirocinanti, tutta gente a cui non frega assolutamente niente di te, che resterà lì per un po' e poi se ne andrà senza più farsi sentire, gente per cui tu sei poco più che un lavoro, gente che chiama quel posto "casa" senza sapere cosa voglia dire viverci 24 ore al giorno, gente che comanda con l'autorità di un genitore ma senza sentirne l'affetto né il legame del sangue.
Io non ci riesco a dire a D. di togliersi il dito dalla bocca, e nemmeno che se continua a fare merenda con panini conditi da patatine fritte non potrà fare a meno d'ingrassare ancora, perché mi ricordo com'era avere 16 anni e sentirsi uno schifo, e sentire dentro un vuoto che si riempiva solo svuotando il frigorifero.
Forse lavoro troppo di fantasia ma io, semplicemente, a educare quelle ragazze, non ci riesco.

Oggi continuano a venirmi in mente alcune delle loro frasi... 
In una casa-famiglia per adolescenti con un passato come il loro ti aspetteresti di trovare un gruppo di psicopatiche.  Io ho avuto una vita fortunata eppure sono il top della psicopatologia. Guardandole mi viene da pensare che ha ragione mia madre quando dice che mi creo problemi perché in realtà non ne ho. Loro hanno avuto una vita di merda ma per tanti versi dal punto di vista psicologico sembrano stare molto meglio di me. Sono indisciplinate, vivaci, a volte scontrose, maleducate o aggressive, ma a parte questo di solito sono tranquille e scherzano tra loro. Solo ogni tanto, tra le risate, dicono qualcosa che ti colpisce e alla quale irrimediabilmente ti ritrovi a non saper rispondere. Come quando alla domanda: "hai bisogno di qualcosa?" D. ha risposto: "sì, di una vita nuova". O come quando D. scherza sulla morte con Y., che con indifferenza dice: "capirai, io voglio morire tutti i giorni". 
A volte non servono neppure le frasi, a volte bastano i silenzi. Come quello di E. (13 anni) dopo la mia domanda: "e tu cosa vuoi fare da grande?" 
Ha alzato le spalle ed è rimasta zitta, non nel modo dei ragazzini a cui non piace la scuola ma nel modo di chi non sa immaginarsi un futuro o preferisce non pensarci. Che cosa farà E. da grande? Non lo sa. Per questo, dico io, lasciatela almeno giocare a palla finché può e pazienza se rompe qualcosa.

Fa male perché hai la continua sensazione che sia vero, che il loro destino sia già scritto e le loro possibilità tragicamente limitate. E mi fa rabbia, continuo a volere che non sia così. Con l'ottimismo tipico di quelli a cui è andata sempre bene, mi accanisco nel voler credere che qualcosa di bello le aspetta, che non avranno una vita di merda solo perché finora hanno avuto una vita di merda.
Reby dice che al mondo non va sempre tutto come voglio io e che devo impararlo, e so che ha ragione. So che accettare la realtà anche quando è brutta significa crescere. So che negando l'evidenza non le aiuto. So che insegnare a loro a comportarsi come si deve, darà loro molte più possiblità di quanto non faccia il mio infilare ostinatamente la testa sotto la sabbia. So che questo significa davvero credere in loro e non darle per perse. Lo so. Solo, non credo di essere abbastanza brava da farlo, e per non rinunciare a una speranza senza regole mi ricordo di S., la ragazza-fantasma della casa, quella che non c'è mai perché è scappata. Ci hanno detto che è andata a vivere con la fidanzata e la sua famiglia, che ne hanno denunciato la scomparsa ma di fatto nessuno fa niente, che passa solo ogni tanto a prendere le sue cose e poi se ne va di nuovo. Penso a lei perché sembra aver trovato una via d'uscita e forse grazie a questo avrà una possibilità in più. O forse no, forse le andrà male comunque ma almeno, penso io, ci ha provato. A scappare, a trovare la sua strada, a cercare una vita migliore. 
Spero che non la riportino indietro mai più.     

Jan. 16th, 2009

e non è facile restare senza più fate da rapire


"Sai
nascono così
fiabe che vorrei
dentro tutti i sogni miei
e le racconterò
per volare in paradisi che non ho
e non è facile restare senza più fate da rapire
e non è facile giocare se tu manchi...

Aria... come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
Aria... respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo...

Sì, portami con te
tra misteri di angeli
e sorrisi demoni
e li trasformerò
in coriandoli di luce tenera
e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
e riuscirò a sentire ancora quella musica...

Aria... come è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
Aria... respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo
Aria... abbracciami
volerò...
 
Aria... ritornerò nell'aria
che mi porta via dalla vita mia
Aria... mi lascerò nell'aria
Aria... com'è dolce nell'aria
scivolare via dalla vita mia
Aria... mi lascerò nell'aria."

http://www.youtube.com/watch?v=mLO0nCnEUqQ

Jan. 10th, 2009

Sabato mattina

La giornata inizia alle 6.30, con una sveglia e il freddo per la coperta scivolata giù. Mi squilla il cellulare e inciampo più volte nel buio, anche se avrei voluto far piano per non svegliarla. "Polda" come sempre, imbranata e senza speranza in tutto, proprio non mi riesce di non fare disastri: con i piedi, con i gesti, con le parole. Ma lei non dice niente: mi sa che ormai mi conosce. 
Raggiungo la stazione col gelo che mi morde le labbra e le orecchie, la stazione è vuota, niente fila per il biglietto, persino il tempo di fare colazione con una brioche di plastica che non sa di niente. In treno cerco di dormire appoggiata tutta storta sullo zaino e il cappotto. Nel frattempo fuori dal finestrino arriva l'alba.
Alle 8.45 il treno arriva a destinazione e io scendo. L'aria, non so perché, odora di mare stamattina. Mio padre è già fuori che mi aspetta con l'auto. Quando salgo vuole parlare, io sto morendo di sonno e non so cosa dirgli ma mi dispiace essere scortese visto che si è alzato ed è uscito col freddo solo per me. Arrivo a casa, giusto il tempo di lavarmi e cambiarmi e sono di nuovo per strada. Alle 9.30 sono dall'Arianna, pregando che la bimba stia ancora dormendo. Mentre salgo le scale sento una vocetta che pigola: "Voglio vedere!" e capisco così che non c'è speranza: sto giro le 4 ore di babysitting mi toccano intere.
Una patatina bionda di tre anni mi corre incontro tutta contenta e nella foga perde il ciuccio, che mi finisce nel collo della giacca mentre mi chino a prenderla in braccio. Passo la mattinata a disegnare pesci rossi su una lavagna magnetica, a fare formine col pongo, giocare alla spesa, farmi pettinare e truccare, rimboccare coperte alle bambole e disegnare facce sui palloncini, il tutto tra un naso che cola e l'altro, innumerevoli puntate al bagno per la pipì e la cacca, e i mille capricci del voglio-non voglio mangiare questo o quell'altro. In sottofondo, il canale di Sky per bambini manda in onda a ripetizione la stessa puntata di Heidi e Anna dai Capelli Rossi.
Quando all'una finalmente l'Arianna torna, l'amichetta paraplegica di Heidi ha già provato a imparare a camminare 5 volte, e per 5 volte Anna è stata adottata ed ha dovuto subito imparare a recitare il Padre Nostro.
A questo punto mi sento legittimata a baciare la patatina, ritirare i miei 28 euro e tornare a casa nella speranza di trovare la voglia di studiare oggi pomeriggio.  

Jan. 6th, 2009

bianco

Quest'anno comincia col bianco, quello della neve caduta il 31 per tutta la notte. La mattina dopo sembrava tutto pulito, tanto che mi sono chiesta se quel manto di neve avesse il significato del primo foglio di un quaderno nuovo, o quello di un tappeto sotto il quale nascondere la polvere dell'anno passato.
In entrambi i casi, spero che questo sarà un bell'anno. Sarà lungo, pieno e difficile, questo lo so già, ma spero comunque che alla fine sia bello. Di arrivarci in fondo magari stanca ma contenta.

Quest'anno comincia con un anello, che ricambio con la promessa di non avere più paura. Spero di meritarlo. Farò del mio meglio perché le cose funzionino sempre di più. Per non rifare gli stessi errori, per meritare la fiducia di cui parlo sempre. Spero che vada tutto bene per entrambe.

Domani si riparte, un passo alla volta, verso tutto quello che ho lasciato indietro e che mi aspetta. E' stato un anno pieno di impegni e di scelte, vedremo come andrà a finire. Il tirocinio, gli esami, la laurea... al momento mi sembra tutto lontano e incasinato. Ma sono tranquilla. Lascio finire stasera le vacanze confidando, come sempre, negli inizi... e nel bianco. 

Dec. 22nd, 2008

un anno

"525,600 minutes, 525,000 moments so dear. 525,600 minutes -
how do you measure, measure a year?
In daylights, in sunsets, in midnights, in cups of coffee.
In inches, in miles, in laughter, in strife.
In 525,600 minutes -
how do you measure a year in the life?
How about love? How about love? How about love?
Measure in love. Seasons of love."

Dec. 4th, 2008

il tempo


Vorrei che il tempo si fermasse per darmi modo di respirare almeno un po' la quiete recuperata. Vorrei che le vacanze fossero vacanze, almeno per Natale. Non credo di poter mettere in pausa le mille cose che ho rimandato troppo a lungo, ma mi piacerebbe poterle sospendere, come gli acchiappasogni, tante campanelle appese a un filo davanti alla finestra che tinitinnano al vento.
Ricomincerò a fare la brava, lo prometto, ma da gennaio... Lasciatemi almeno un mese, almeno per finire l'anno in pace... Basta visite mediche che mi rubano le giornate, basta libri che non riesco a leggere, basta ricerche in internet che non danno nessun risultato, basta fughe da una vita che si è fatta troppo fitta di doveri.
E' stato bello ieri al bar ascoltarla mentre leggeva il libro che le ho regalato (troppo presto, ma c'era un motivo) per Natale. Mi ha ricordato la prima volta con "Wicked". Qualcosa che parlava di me e di lei contemporaneamente in modi diversi. E mi viene in mente adesso perché proprio oggi mi riconosco nel modo in cui Lella Costa parla delle donne. Quelle che si sentono sempre inadeguate e che hanno la vita soffocata dai doveri, che devono correre e correre sempre di più per riuscire a restare nello stesso posto e a non perdere quello che hanno... Proprio oggi ripenso alla sua frase preferita, quella che -dice- l'ha fatta tanto piangere, perché proprio oggi penso al tempo che vorrei che mi desse tempo...
E vorrei non averglielo regalato così in fretta, quel libro, per poterne copiare una parte qui ora... Nel mio progetto di cominciare a trattarmi bene potrei pensare di farci rientrare l'andare da Feltrinelli a comprarmelo. Già mi regalo cioccolate calde e colazioni al bar... sto facendo progressi! :-)
Perciò so che potrei farlo... anche se, penso, leggerlo da sola non sarà mai bello quanto ascoltarlo da lei, che nel momento in cui arriva in fondo, alla sua parte preferita, rallenta... ed è con dolcezza e malinconia che dice:
"Avresti dovuto vedere il tempo che c'era ai miei tempi..."

Nov. 20th, 2008

I just can't stop watching this...


Carolina Kostner è l'unica atleta di cui io abbia mai ricordato il nome, perché lo sport (da fare e da guardare) non mi è mai piaciuto. Non sono esattamente una sua fan, ma mio padre a un certo punto aveva imparato che il pattinaggio sul ghiaccio mi piaceva, e così ogni volta che Carolina Kostner era in tivù mi chiamava a guardarla.
Io ho amato tutte le cose che riuscivano a creare un legame tra me e mio papà, e spesso queste cose erano legate alla televisione. I pochi interessi che diventavano comuni, non ho mai capito del tutto se perché davvero lo fossero o perché li facevamo diventare tali. Comunque sia, c'era il divano di casa mia, l'albero di Natale con le lucette accese, la copertina sulle ginocchia e io e mio papà davanti a Carolina Kostner, a commentare uno sport di cui non eravamo assolutamente pratici.
La cosa che mi è sempre piaciuta di lei è il fatto che cade praticamente in tutte le occasioni importanti.
So che non è la migliore nel suo sport, so che ci sono pattinatrici più brave di lei, e nemmeno faccio mai il tifo perché non sono neppure patriottica, ma mi piace vederla pattinare... e cadere. Perché Carolina cade in un modo bellissimo, e poi si rialza e continua come se niente fosse. Così tu dopo un po' ti chiedi se è caduta sul serio o se te lo sei sognato.
Non si vergogna di cadere, non se la prende quando cade, è tutto ok. Forse perché sa che succederà e lo mette in conto ogni volta, non lo so, fatto sta che mi piace.

C'è anche un'altra cosa.
Anche a me piace pattinare sul ghiaccio. Sono un'autodidatta e perciò non sono brava, lo faccio solo una volta all'anno quando a Bologna montano la pista nello spiazzo vicino alla stazione. C'è sempre un sacco di gente e la pista è piccola e si rovina subito, ma per me è sempre meglio che niente. Tanto non so fare altro che andare. Mi metto i pattini, entro, e corro per due ore filate. Non so fare nessuna figura, neppure quelle semplici, so solo correre senza cadere.
E questa è la cosa strana. Mi piacciono il pattinaggio sul ghiaccio e Carolina per il modo in cui cade, ed io invece non cado. Sto attentissima, vado molto veloce e rischio spesso perché sono un po' spericolata, ma poi ogni volta recupero l'equilibrio in tempo e così... e così niente, pericolo scampato. Non cado. Non cado perché non voglio cadere. Perché ho paura di cadere. Mi tiene in piedi non la bravura che non ho ma l'istinto di sopravvivenza bruto di un animale. 
E questo è il motivo per cui mi piace tanto Carolina. Perché lei non fa l'animale pur di salvarsi. Lei corre, salta, vola... e cade.
Io, invece, amo la sensazione di quando corri sul ghiaccio, il senso di libertà assoluta che si prova, la velocità mi piace da morire ma... sono e resto un animale. Troppa paura di cadere per viverlo sul serio.

Stasera guardo questo video, aspettando di vederla cadere invano, ascolto questa canzone, e sogno che qualcuno per Natale mi regali un'ora in una pista al coperto, immensa e vuota. Un'ora sul ghiaccio... solo per me... per correre veloce e poi... cadere.


http://it.youtube.com/watch?v=nfUTDkfx70g

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